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LOPREVITE/COLONNETTA
...E COME
SOTTOFONDO IL
RUMORE DELLA
CITTÀ
coreografie e performance Serena Loprevite
e Rocco Colonnetta
costumi Elena Ristori
musica AAVV
produzione Koiné Genova
in collaborazione con associazione Artu, Retecontempoligure
distribuzione Déjà Donné
Questo progetto prende forma durante le diverse fasi della residenza e vede il suo debutto al Festival “Rolli Days” a Genova nel 2013. È stato presentato al Festival Bachibouzuk (Wuppertal, De), successivamente al Festival Corpi Urbani e Festival “Danzareteatro” a Genova, al Festival “Dance in the city” (Durbuy, Be) e al Festival TeChe (Finale Ligure), festival Passages (Gubbio), Salerno Danza, Visioni di Danza a Vicenza e Ballo Pubblico a Poggibonsi.
Decidere all'ultimo, per un soffio, di esercitare un’azione e agire, in un sovraccarico di neurotrasmissoni e potenziali di azione, per andare avanti come un’onda che resiste alla risacca senza ritornare. Un’indagine breve intorno alle mancate reazioni che si infrangono nel corpo, rimanendo incastrate in ogni fibra muscolare, in attesa... interrogandoci se in questa quotidiana tensione sia più eroico resistere oppure reagire.
Lo spazio urbano e la scena aperta dove i due danzatori attraverso la loro poetica tracciano il passaggio nel tessuto metropolitano della città: seguendo una linea retta lasciano andare i corpi alla forza di gravita fino a terra l'uno sorretto dall'altro per poi rialzarsi e ricominciare a camminare. Il rumore di sottofondo della citta e il tappeto musicale che accompagna il primo passeggiare.
Resistere o reagire alle numerose spinte della vita, mostrare i denti o assecondare il destino, mostrarci docili per poi ferire. Una continua alternanza di sentimenti sotto la lente di progettazione dei corpi che si compongono in movimenti di reazione e inconsapevolezza, come animali in gabbia che cercano di sopravvivere. Libertà o insofferenza? Ci si muove come a tenere a bada un disagio un’emozione forte che non può essere espansa, inermi davanti al gioco altrui. Nasce cosi un confronto tra la natura (libertà) e il senso del dovere (restrizione). I danzatori si lasciano confortare da musiche morbide in contrapposizione ai loro corpi spigolosi, valutando il suono, come fosse un elemento incostante che finisce e ricomincia indipendentemente dalle loro azioni/decisioni/reazioni. E poi la danza della vita prosegue...vittima o carnefice, difficile dirlo in quest'intenso susseguirsi di ruoli dimenticati, non voluti, accettati e stracciati.


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